Ladybird, micro quadricottero

IL BOOM DEI MULTIROTORI

Non c’è che dire: i multicotteri, e in particolare i quad, stanno riscuotendo un successo sempre più vasto sia come modelli da puro divertimento sia per applicazioni specializzate che vanno dall’aerofotografia e le riprese aeree, fino al controllo del territorio per scopi scientifici oppure di ordine pubblico. Le possibilità offerte dall’elettronica sono praticamente infinite e l’affidabilità di queste macchine ha ormai raggiunto livelli tali da permettere di poter realizzare anche “bacarozzi volanti” come questa coccinella (ladybird, in inglese) che fino a due o tre anni fa sarebbe stata alla portata solo di organizzazioni come la DARPA, ovvero l’Agenzia  per la Ricerca di Progetti Avanzati per la Difesa degli Stati Uniti. Ma è meglio non stare a speculare su dove nel frattempo saranno arrivati loro e dare invece un’occhiata più da vicino al Ladybird.

 


APRIAMO LA SCATOLA

Il Ladybird viene prodotto dalla Walkera e la versione importata e distribuita dalla Scorpio si presenta in una bella valigetta di cartone che, oltre alla coccinella già pronta al volo, contiene una radio a quattro canali “Devention 2402D”, una cella LiPo da 3,7 V, 240 mAh, un caricabatterie USB a due uscite, quattro eliche di ricambio, un cacciavite e due manuali su CD, relativi al modello e alla radio. Diciamo subito che i manuali sono davvero scarni e non fanno cenno ad alcune fra le peculiarità del Ladybird, ma il successo del modello è già tale che in rete è facilissimo trovare informazioni esaurienti, ad esempio sul sito Scorpio dove c’è un breve video che spiega come passare dalla modalità di volo standard a quella “acro”, che permette (a chi ne è capace) di fare anche dei flip ed altre semplici acrobazie col Ladybird.

 

 

ANDIAMO A INCOMINCIARE

Prima di tutto occorre mettere 8 stilo AA nella Tx. La radio si presenta bene, ma è anche molto semplice e non ha altre funzioni se non l’inversione di corsa dei servi; comunque esce dalla scatola già correttamente settata. Per la carica della batteria occorre connettersi alla presa USB di un PC o di un Mac. Si possono caricare due LiPo 1s da 240 mAh in contemporanea, ma il manuale suggerisce, onde evitare sovraccariche di connettere PRIMA la/e batteria/e al carichino e DOPO l’alimentazione dello stesso. Una procedura inconsueta, ma facile da tenere a mente. Una volta carica, la batteria va inserita a fondo nell’apposita slitta sotto al Ladybird.

 

 

 

A questo punto si può fare la procedura di binding. Occorre accendere la Tx con lo stick-motore al massimo e connettere la batteria del Ladybird entro 10 secondi. Il led rosso lampeggerà e dopo poco diverrà fisso. Ora si può portare lo stick al minimo. Il Led lampeggerà di nuovo e tornerà fisso. Ora siamo pronti. Se avete pilotato un eli coassiale non troverete alcuna difficoltà ed il diverso colore delle eliche (nere le anteriori e arancioni quelle posteriori) vi aiuterà nell’orientamento. 

 

 

Se il Ladybird - com’è stato nel mio caso - dovesse risultare un po’ troppo vivace, anche in considerazione del fatto che la radio non ha né dual-rate né esponenziali, potrete rimuovere il “carapace” della coccinella (è ad incastro sulla crociera) e col cacciavite in dotazione agire sul trimmer della sensibilità del gyro che vedete indicato dalla freccia nella foto del circuito. Il manuale non ne fa cenno e non ci sono neppure indicazioni su come ridurre od aumentare la sensibilità, ma vi basterà fare un po’ di prove in hovering senza rimontare la coccinella e sicuramente troverete la sensibilità che più vi soddisfa. 

 

 

Come si fa a passare dalla modalità normale a quella “acro” e viceversa... non ve lo spiego. Lo potrete capire benissimo guardando il breve video qui sotto. 

 

 

Anche in modalità normale la maneggevolezza del Ladybird è comunque notevole e vederlo volare è davvero un piccolo spettacolo, soprattutto se si pensa che fino a tre o quattro anni fa una cosa del genere sarebbe stata davvero impensabile. Se spingete sugli stick diventa anche piuttosto veloce e quindi, giustamente, la Scorpio raccomanda di evitare di farlo volare in locali piccoli e affollati (bar, ristoranti, ecc.) perché 32 grammi che arrivano addosso in velocità, oltretutto con quattro elichine in rotazione, possono fare abbastanza male. All’aperto, diversamente dai microeli, il Ladybird regge piuttosto bene anche il vento, sempre che sia ragionevole. La distanza massima  di volo dichiarata è di 30 metri, ma a parte il fatto che io non mi sono mai allontanato più di 4 o 5 metri, credo che già ad una decina di metri, a meno di non avere una vista d’aquila, ci possano essere delle difficoltà a capirne l’assetto. D’altra parte con un oggetto così piccolo il divertimento è nel volo ravvicinato e anche Spillino, il nostro “gatto collaudatore”, approva. 

 

 

Una delle sue zampate ha mandato in crisi un motore, ma è bastato spingere sull’elica con un dito e sulla culatta con il cacciavite, per rimettere le cose a posto. Promosso quindi anche dal punto di vista della robustezza dato che, nonostante tutto, ancora non ho dovuto cambiare neppure un’elica. La durata di volo dichiarata è di 8 minuti, ma io non sono mai riuscito a farne più di 6 o 7, un risultato comunque notevole per un simile microgioiello.  

 

CARATTERISTICHE ESSENZIALI

Motori (4): 0720RN57A-9M-130NL52

Tx: Devention 2402D

Rx-Centralina: RX2634H-D

Batteria: Li-Po 3,7 V 240 mAh

Dimensioni: 85x85x30 mm

Peso in o.d.v.: 32 g

 

 


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