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Gent.mo Ing. D’Urso,

La ringrazio per la Sua risposta che per certi versi m’inquieta più di quanto potessi immaginare. Sapere che la trovata della black-box applicata agli aeromodelli RC origina dal Ministero dell’Interno è infatti al tempo stesso preoccupante e sconcertante. E’ evidente che chi ha pensato questa cosa ha probabilmente solo una vaga idea di cosa siano gli aeromodelli RC e quali le loro problematiche; che costui o costoro non abbiano - in buona sostanza - le giuste competenze per affrontare la questione in maniera razionale. Le vaghe notizie anticipate dall’ing. De Lise circa la consistenza fisica di questa black-box confondono ancor di più e suscitano un misto di preoccupazione e, me lo permetta, di blanda ilarità. L’ing. De Lise ha parlato di un peso probabilmente fra i 30 e i 50 grammi e non ha accennato a dimensioni, ma questo già basta. Evidentemente chi ha pensato questa cosa ignora che esistono aeromodelli (ad esempio quelli da gara) sui quali  l’aggiunta di un payload di quell’entità risulta assolutamente improponibile sotto tutti gli aspetti, senza contare il fatto che su molti aeromodelli non ci sarebbe neppure lo spazio fisico per inserire un “mammozzo” del genere che, a giudicare dal peso, tanto piccolo non potrebbe essere. Tenga conto che oggi esistono apparati riceventi con parecchi canali (quindi molto più complessi, delicati e critici di una black-box) che non arrivano nemmeno a 7-8 grammi. Aggiungiamo il fatto, secondo me importantissimo, che un apparato elettronico del genere potrebbe in qualche modo interferire con la delicata elettronica del modello mettendo quindi a rischio la sicurezza. Si rischierebbe di ottenere, insomma, un effetto diametralmente opposto a quello cercato.

Il punto in effetti è: che cosa si vuole ottenere? Se cerchiamo di poter verificare il rispetto delle regole abbinato alla possibilità d’identificare il possessore del modello, direi che siamo già ampiamente fuori strada. Trattandosi del Ministero dell’Interno immagino che le preoccupazioni siano principalmente di ordine pubblico, ovvero, tradotto in termini semplici ed essenziali, il rischio che i modelli possano essere utilizzati a scopi terroristici e/o genericamente delinquenziali. E qui casca l’asino: Le sembra oggettivamente possibile che un individuo che si appresti a commettere un’azione criminosa utilizzando un aeromodello RC faccia qualcosa per farsi identificare? Naturalmente no ed è quindi ovvio che come deterrente la black-box vale infinitamente meno dei grammi che pesa. Trasporto di droga? Vale il discorso appena fatto, ma soprattutto vale un principio assolutamente incontestabile: un aeromodello RC è un tipo di aerodina ASSOLUTAMENTE INADATTA a tali scopi. Questo perché - e qui arriviamo al punto della sostanziale differenza che passa fra aeromodelli RC e droni - l’aeromodello richiede un costante (e spesso non facile) pilotaggio a vista, non è adatto a volare in spazi ristretti come può essere un ambito cittadino e non può assolutamente effettuare manovre programmate quali il volo per waypoint, l’evitamento di ostacoli ed il return to home. Queste sono prerogative esclusivamente dei droni, che in alcuni casi possono anche avere un aspetto simile a quello di un aeromodello RC, ma che sono tutt’altra cosa che a noi aeromodellisti non interessa e con la quale non vogliamo avere nulla a che spartire né ora né mai.

La metodica messa a punto dalla FAA - Federal Aviation Administration - ovvero l’omologo statunitense dell’ENAC, è indicata con dovizia di dettagli e precisi riferimenti in quella lettera aperta che mi permetto di riallegare con la cortese preghiera di volerla inoltrare a chi di dovere. Come ho detto all’Ing. De Lise durante il convegno di sabato scorso, norme e regolamenti semplici e praticabili sono la via maestra verso la legalità. Un metodo d’identificazione degli aeromodellisti semplice e non oneroso come quello messo a punto dalla FAA a mio avviso sarebbe addirittura auspicabile, ma nulla di più. Inventarsi soluzioni bizantine e sostanzialmente impraticabili come quella della black-box, al di là del garantire un certo profitto alle aziende incaricate di produrla servirebbe solo a convincere alcuni aeromodellisti a dedicarsi ad altro, danneggiando quindi indirettamente un settore commerciale già ampiamente in crisi, ed altri (la maggioranza, temo) a non tenerne conto ed entrare così - di fatto - in clandestinità. Non sarebbe assolutamente un bel risultato, mi pare.

La ringrazio per l’attenzione e invio i miei più cordiali saluti,

Cesare de Robertis                                                                                                                                                            

 
 

 


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